Alle porte del futuro: città digitali, città sostenibili

apr 27, 2017

Mettere le tecnologie e l’innovazione al servizio della sostenibilità per una migliore qualità della vita. Un esempio di applicazione di questo principio arriva dal progetto Planet Smart City, che dopo l’esperienza di Croatá Laguna Ecopark (Fortaleza – Brasile) è approdato ora in Italia a Torino, con la prima Piazza Smart della città. Un tema, quello delle città sostenibili, che sarà al centro di diversi appuntamenti a FORUM PA 2017.

Che siamo nell’era digitale è chiaro per tutti. Cosa voglia dire essere digitalmente sostenibili è tutt’altra questione. E in particolare, cosa vuole dire questo per una città? C’è un progetto che presenta proprio questa visione come principio cardine: il progetto Planet Smart City che germoglia da un’idea italianissima di Giovanni Savio e della sua équipe. Questi hanno concepito una città intelligente, in grado di prevedere un utilizzo responsabile delle risorse naturali mettendo le tecnologie e l’innovazione al servizio della sostenibilità: «più opportunità, più servizi, una migliore qualità della vita». Sta nascendo ora Croatá Laguna Ecopark, a poco più di 50 km da Fortaleza (in Brasile). Il quartiere sarà caratterizzato dalle migliori soluzioni IoT e ICT esistenti, e avrà lo scopo di alleggerire la vita dei propri residenti attraverso la tecnologia. Leggiamo dalla Carta Dei Valori del progetto che tutto muove dall’Art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Fondamentali dell’uomo, attinente il cosiddetto I care. A questo, si applica il concetto di impatto sociale, inteso come «processo di identificazione delle conseguenze future sulla popolazione provocate dalle azioni pubbliche o private, che influenzano positivamente i modi di vivere».

Questa prima sperimentazione, presentata in Italia durante Expo 2015 dallo studio di architetti responsabili della sua progettazione, è da inserire nella manovra governativa brasiliana Minha casa, Minha vida, secondo la quale l’imprenditore – in questo caso Savio – non ottiene finanziamenti pubblici per la costruzione di immobili, ma usufruisce di incentivi fiscali al momento della vendita degli stessi; con l’aggiunta degli sgravi per chi acquista, in favore dei quali sono previsti una serie di vantaggi, come un tasso del mutuo più favorevole rispetto ai tassi ufficiali e i prezzi di vendita calmierati dallo Stato. Un’unità abitativa da 50 mq all’interno della futura social smart city dovrebbe venire a costare 650,00 € al metro quadro, che è il valore di mercato per quella zona.

Il governo brasiliano porta avanti da qualche anno ormai questa politica pubblica ad hoc per quanto concerne l’Edilizia Residenziale Pubblica, con l’intento di connettere le città più grandi alle baraccopoli e alle città dormitorio. Oggi, il nostro Pianeta è coperto per il solo 2% dalle aree cosiddette “urbanizzate”, che accolgono il 50% della popolazione totale, consumando il 75% dell’energia e producendo l’80% del monossido di carbonio consumato nel mondo. A questo si deve aggiungere una migrazione costante dalle campagne alle città, che si stima possa portare nei prossimi 25 anni al sovraffollamento delle aree urbane (addirittura l’80 % della popolazione mondiale potrebbe concentrarsi in quel 2%).

La soluzione a questa impasse è da leggersi nella domanda originaria: qual è, cioè, il motivo per cui si tende a spostarsi verso le aree centrali, nonostante siano meno salubri e più caotiche, oltre che più costose? È chiaro che l’ubicazione degli affari quotidiani gioca un ruolo importante nella definizione del bisogno di chi abita e fa parte di una comunità. Questo è il motivo per il quale il governo brasiliano ha voluto incentivare il mix use, ossia il triplice intento di concepire zone residenziali, commerciali e industriali concentrate nello stesso nucleo urbano. Anche con l’esperimento iniziale di Croatá.

Se non stupisce, e non sembra nemmeno essere chissà quale novità, quella di creare incentivi fiscali per l’acquisto di immobili periferici destinati al social housing, è giusto il caso di chiedersi come interviene il concetto di Smart Technology Services, ossia come il pilastro tecnologico possa fornire valore aggiunto all’idea di città intelligente immaginata da Savio. L’idea di fondo parte dal bisogno di socialità, libertà, sicurezza e benessere, propri di ciascun cittadino che abita un territorio. Al fine di creare le condizioni perché questi bisogni fossero tutelati, si è proceduto su un doppio binario: da un lato, le infrastrutture di Croatá Laguna Ecopark sono state dotate di un ambiente smart, con una gestione delle reti idriche attraverso il riutilizzo delle acque piovane, o la raccolta rifiuti gestita attraverso sensoristica applicata alle isole ecologiche, oppure ancora l’illuminazione pubblica con utilizzo della tecnologia LED per regolare l’emissione luminosa nelle ore serali e notturne; in secondo luogo, attività sociali a scopo collaborativo e ludico sono state previste perché fossero i cittadini stessi a rendersi abitanti, attraverso la concezione di servizi come biblioteche digitali, orti urbani e pratiche di food sharing.

Il progetto, che ha cominciato a produrre i primi risultati alla fine del 2016, sembra avere un ottimo riscontro reale, tanto da creare un’eco anche in Italia, dove lo stesso gruppo sta sviluppando un’idea similare a Torino, in collaborazione con il Comune, dove è stata presentata la prima Piazza Smart della città. Mantenendo saldi i Pilastri del progetto brasiliano, quello di Torino lancia addirittura un’App: PlanetAppSquare è un servizio che connette chiunque – attraverso il proprio smartphone – ai servizi «che mettono al centro le persone».

Articolo di Marina Bassi pubblicato su FORUM PA.IT il 19/04/2017