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Il Sole 24 Ore

16 giugno, 2016 Rassegna stampa

Riportiamo di seguito un interessante articolo di Marco Bello, pubblicato su “Il Sole 24 Ore” del 16/06/2016.

La “smart city”: una nuova categoria di prodotto immobiliare oppure una vera e propria rivoluzione del concetto di “real estate”?

Partiamo da una domanda o da più domande per poi arrivare ad una sola o ad una serie di risposte: ma oggi esistono in concreto “smart city” e se si cosa sono? E ancora, noi siamo veramente in grado di realizzare una “smart city” e se si come?

Per “smart city” si intende un nuovo concetto di città: quello della città intelligente.
Una città ove gli uffici, i negozi, gli ospedali, gli appartamenti, le caserme, i grandi magazzini, le strade, i semafori, le linee elettriche, le linee gas, le condutture idriche, la raccolta rifiuti, ecc.., si sviluppano e si integrano in modo ottimale e, con le tecnologie di raccolta dei “big data”, tutte le informazioni vengono rese disponibili ai propri abitanti.

Ciò comporta un’ottimizzazione dello stile di vita dei residenti che, avendo a disposizione tutta una serie di dati, possono scegliere ciò che fare nella propria città “smart”, quando farlo e dove farlo, in pratica come meglio e più consapevolmente viverci. Il tutto per un obiettivo comune: una crescita sostenibile nell’ambito di un miglioramento della qualità della vita.

Ma ne esistono di esempi concreti di “smart city”? A quanto mi consta, la prima vera e completa “smart city” in tutte le sue componenti che oggi è in corso di sviluppo e che mi è capitato di vedere personalmente, fra l’altro realizzata con le caratteristiche del “social housing”, non si trova in Italia o in Europa, ma si trova in sud America, precisamente in Brasile, nel nord-est nello stato del Cearà (zona Porto di Pecem – Fortaleza).

Si tratta di uno sviluppo immobiliare residenziale in “social housing”, con una piccola componente di “light industrial”, che ha una dimensione di circa 330 ettari e, sembra incredibile ma è proprio così, tutto questo è stato ideato, progettato e sviluppato da un gruppo piemontese che, con un forte investimento ad “equity” e con la creazione negli anni della intera filiera (società di costruzioni, società per produzione autobloccanti, società di “agency”, ecc.), ha iniziato la realizzazione, innovativa, con il supporto delle autorità brasiliane, di una citta totalmente interconnessa e con nuclei urbani assolutamente intelligenti, in cui le tecnologie più “smart” ed economicamente sostenibili, sono integrate tra loro e peraltro fornite da una serie di partner industriali sia locali che non (es.: Tim Brasil, Coelce-Enel, ecc.).

Abbiamo quindi l’esempio, dall’altra parte del mondo, di un gruppo italiano che, con un po’ di sana incoscienza e di visione positiva del futuro, ha ritenuto di investire tempo e denaro per realizzare un prodotto immobiliare e un modello completamente nuovo che, a parere di chi scrive, è destinato a modificare completamente l’approccio di sviluppo del singolo prodotto di “real estate”, applicabile a tutte le categorie immobiliari: negozi, uffici, appartamenti, ospedali, caserme, capannoni, stabilimenti, centri commerciali, ecc…

Mi spiego meglio, realizzando una “smart city” si viene così a creare un nuovo “unicum” dell’immobile abitato che si ricollega interamente alla realtà sociale che lo circonda e che vive interattivamente nella città “smart”, con una rivoluzione dell’ecosistema urbano che, essendo intelligente, mette “a sistema” tutti suoi i prodotti, ottimizzandone la resa, i consumi e i costi.
In pratica, attraverso un nuovo sistema di interconnessione che viene visualizzato da un “app”, si permetterà all’abitante della appartamento di visualizzare e di gestire, non solo il controllo della “domotica” della casa, la visualizzazione dell’energia, dell’acqua, del gas che vengono consumati o il timing e la situazione della raccolta dei rifiuti di casa e del quartiere o in città, ma anche di partecipare alla vita “social” e di avere disponibili i servizi “social” che vengono offerti nell’ambito della “smart city” (es.: car sharing, bike sharing, assistenza medica a domicilio, baby sitting, dog sitting, ecc.) o, ancora, di conoscere in tempo reale la situazione del traffico o dello smog e molto, molto altro della propria città intelligente. Nei fatti l'”app” sarà il “pannello di controllo” della propria abitazione e del proprio quartiere, con una profonda interazione tra l’uomo e la città, potremmo forse affermare …. di quasi apparente controllo della realtà sociale ruotante intorno a lui!

Da ultimo, farei una considerazione pratica: ciò che è parallelamente rilevante nell’esperienza della “smart city” brasiliana è il “concept”, così come sviluppato ed implementato là in Brasile. “concept” che può essere replicato ed applicato anche qui in Italia (o in altre parti del globo), così come si sta studiando di replicare proprio oggi, in “joint venture” con un importante gruppo italiano, nell’ambito di uno sviluppo residenziale in Lombardia. Il tutto per creare nuove opportunità immobiliari e, in concreto, per rendere appetibile al compratore italiano ciò che, per una serie di motivi ben noti a chi opera nel “real estate”, non viene oggi facilmente venduto: per esempio il prodotto residenziale …. che, se impostato in modo “smart” …., diventa o può diventare qualcosa di completamente diverso ed assolutamente vendibile anche nel nostro problematico mercato italiano sia esso in “social housing” o non in “social housing”.