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La Repubblica

20 aprile, 2016 Rassegna stampa

Su La Repubblica del 20/04/2016, Giovanni Savio illustra Planet Idea, la startup dietro a Planet the Smart City. Di seguito, l’articolo integrale di Stefano Parola.

Un reticolato di strade dalla geometria perfetta, un laghetto artificiale con alberi dappertutto, una miriade di casette ordinate. Sul maxischermo c’è un disegno che mostra una centro abitato visto dall’alto: «Questa è Croatà, una città da 25 mila abitanti più sostenibile, inclusiva e intelligente di tutte le altre», racconta Giovanni Savio, direttore operativo di Planet Idea. Nel suo ufficio di via Maria Vittoria, a Torino, il proiettore funziona un po’ come una sfera di cristallo, perché Croatà non esiste ancora: «La costruiremo nel giro di quattro anni in Brasile, a 55 chilometri da Fortaleza».

A più di 7 mila chilometri dalla Mole Antonelliana un team di 15 professionisti, in prevalenza torinesi, ha avviato i cantieri per realizzare la “smart city” del futuro, pensata però anche in base ai criteri dell’“housing sociale”, cioè prevedendo abitazioni che siano economicamente accessibili a tutti. La loro avventura si chiama appunto Planet Idea, un’azienda ospitata negli spazi di “Rinascimenti sociali”, l’incubatore di imprese “buone”.

Gli animatori di questa startup credono fermamente in un concetto: «Così come i pc hanno rivoluzionato il lavoro negli uffici, allo stesso modo oggi esiste una serie di prodotti che in grado di rendere più efficienti le nostre città e di cambiare la nostra vita», spiega il direttore Savio.

Di qui l’idea di realizzare un grande quartiere-laboratorio in Brasile: «Il nostro obiettivo è creare un progetto di “social smart city”. Vogliamo scrivere una sorta di manuale di istruzioni, da proporre a grandi enti sovranazionali come la Banca mondiale che possano così farlo diventare un modello di sviluppo globale», dice il manager. E aggiunge: «Il mondo ha un bisogno costante di costruire case. Ne serviranno 700 milioni nei prossimi 25 anni. Questa domanda generi un mercato da 240 miliardi l’anno».

Com’è fatta una città sociale intelligente? Per prima cosa è pensata con il giusto mix di case, uffici e aree artigianali e industriali, in modo da favorire gli spostamenti brevi (soprattutto quelli in bicicletta o su auto condivise) e da non creare aree che rimangono deserte in alcuni momenti del giorno. Gli immobili sono piccoli ed economici, proprio perché devono essere alla portata di tutti, ma anche efficienti ed ecologici. Il verde è dappertutto, così come pure la tecnologia è ovunque: nella rete a banda larga su fibra ottica, nelle “oasi” in cui il segnale wi-fi è libero, pure nei lampioni, che oltre a far luce sono in grado di monitorare il rumore, il traffico eil livello di sicurezza. Persino i cittadini possono indossare un braccialetto che monitora i loro dati vitali e li mette in contatto con il loro medico, mentre per l’acqua ci sono distributori che informano le persone sulla qualità di ciò che berranno.
Ma nel progetto di Planet Idea anche chi vive in città diventa elemento di innovazione sociale: ci sono dei piccoli orti coltivabili, dei mercati per le famiglie in difficoltà cui vengono destinati i prodotti invenduti, sistemi di condivisione del cibo in eccedenza, micro-negozi per vendere oggetti di seconda mano, cucine utilizzabili da più famiglie, spazi di co-working e avanti così.

Tutte queste attività si condensano in una app per cellulari, una sorta di cruscotto elettronico che consente ai cittadini di sfruttare le caratteristiche della città intelligente. Riusciranno i torinesi a realizzare questa versione aggiornata di Utopia, la città perfetta immaginata da Thomas Moore? Marco Savio ne è certo: «Abbiamo raccolto 18 milioni da investitori privati, in prevalenza piemontesi. I lavori sono partiti, abbiamo già realizzato lo stabilimento che creerà i componenti in cemento e alcune strutture. Nei primi otto mesi dal via abbiamo venduto 800 dei 6.300 lotti. Abbiamo coinvolto fornitori del calibro di Tim ed Enel, attraverso le loro società brasiliane. Ogni casa costerà 25-26 mila dollari, in linea con le quotazioni dell’housing sociale nel mondo»